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Riflessioni autunnali di una pseudo-blogger

October 1, 2015

(Maltiempo- Pertosa (SA)- olio su tavola- 2014)

 

 

  L'Autunno è ufficilamente cominciato e io sono felice. E' una stagione meravigliosa, che regala momenti di tepore domestico abbinati a colori caldi.

Oggi è una giornata di cielo grigio senza pioggia e senza sole, giornata adatta ad una riflessione.

Mi chiedo, come tanti in questo momento, che ne sarà del mio futuro? Cosa ci faccio qui, in un paese di provincia del sud d'Italia, paese dimenticato e derubato della propria linfa vitale?

Vivo al Sud, e già per questo parto con svantaggio, aggiungiamoci che vivo in un paesino di 8000 abitanti e il gioco è fatto. Sono tornata per tarparmi le ali: questa è la sintesi che spesso mi sono ritrovata a fare. L'economia da queste parti  gira male, per non parlare della cultura, il primo polo ad avere qualche risorsa è Napoli che da casa mia dista 148 km di strade quasi sempre interrotte e non c'è ferrovia.

Quindi la domanda si ripete: che cosa ci faccio qui? Non lo so, però negli ultimi tempi quel "tornare a casa" ha significato qualcosa. Mi sono riappropriata di un sentimento che avevo dimenticato nei sette anni vissuti a Roma. Avere delle radici, qualunque esse siano, vuol dire qualcosa. Guardo dalla finestra e vedo una bellezza smisurata che amavo osservare, quando ero bambina, sdraiata sul prato di casa mia. Questo cielo immenso che copre la Terra e che qui si vede così bene, mi mancava. La Natura è presente in ogni angolo e mi è mancata. Il vento che ho adorato mi è mancato.

Ho visto per la prima volta una mostra a 17 anni,  Mirò a Salerno, poi ho aspettato l'Università per vederne altre. Il senso di stupore che provai me lo ricordo bene, è stata la prima volta che ebbi la percezione dell'arte e del mondo fuori dal mio paese. Quindi arrivo ad un'altra riflessione: chissà come si percepiva il mondo dal mio paese all'inizio del Novecento, mentre in altri luoghi c'erano poeti, pittori, politici, Avanguardie? Qui c'erano le attività religiose e quelle legate alla coltivazione e basta. Ognuno viveva il quotidiano condividendolo con gli altri, perchè la "comunità" aveva un significato molto profondo. Io sono cresciuta con i miei nonni e gli anziani del vicinato ( quasi tutti imparentati), che in qualche modo mi hanno trasmesso il senso del  vivere "insieme". Sapevo che c'era altro oltre la mia Valle, ma era tutto lontano.

Racconto queste cose nel tentativo di giustificare a me stessa questa scelta così impopolare e fuori moda di ritornare al "paesello". La lentezza e il silenzio che ho trovato qui mi hanno aiutato a capire e proiettare all'esterno quello che sono davvero. A questo mi è servito tornare a casa. Certo, vivo delle frustrazioni legate alla mancanza di lavoro e di servizi funzionanti, ma probabilmente se non fossi tornata non avrei capito chi sono e che cosa mi manca.

Posso restare qui? Non lo so, però questa terra me la porto dentro e la racconto inevitabilmente in quello che faccio. Adesso vivo la consapevolezza di quanto sia importante non dimenticare da dove si proviene, perchè è come cancellare la memoria e sentire il vuoto che si trasforma in mancanza di identità: diventare grigi e insignificanti.

Dimenticare da dove è cominciato il cammino significa non avere la lente fondamentale da cui osservare la realtà. E' quella lente che crescendo noi assottigliamo e miglioriamo e senza non abbiamo modo di vedere.

Questo è tutto, più o meno, niente di strordinario solo un pensiero in un giorno di Autunno.

Tags: Thiking about Nico

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